Nino Mustica



THE CATCH 2015

The Catch è il lavoro più recente di Nino Mustica, nato dalla collaborazione con Land Rover, iniziata con Unstoppable Spirit insieme a Gerry McGovern, design director e chief creative officer della casa automobilistica britannnica. La Londra contemporanea in continuo fermento e il Galles, paese fortemente innovativo, sono lo sfondo scenografico in cui risaltano i due spettacolari gruppi scultorei chiamati The Catch, creati per celebrare la Coppa del Mondo di rugby 2015. Una linea immaginaria traccia con maestria il profilo di quest’opera evidenziandone la dinamicità, connotato tipico sia della vettura Land Rover che del rugby. Le due sculture sono realizzate in acciaio e vetroresina e hanno un’altezza di 28,2 x 10 metri di larghezza. Raffigurano la Land Rover Discovery Sport in scala 1:1. L’ispirazione nasce dal lineout che, come spiega Lawrence Dallaglio, uno dei vincitori della Coppa del Mondo di rugby nel 2003, è la rimessa in gioco dopo una touche: una tecnica che richiede una particolare combinazione di potenza, tecnica e precisione. Un corpo in resina bianca lucida tende all’infinito e come una fiamma accesa si innalza verso l’alto portando all’estremo della tensione dinamica il simbolo del rugby: la palla ovale. Entrambe le sculture The Catch sono state realizzate a Torino da un team di quaranta persone e sono la sintesi finale di oltre diecimila ore di lavoro. Adagiata su cento metri quadrati di erba artificiale, l’opera è dotata di trentanove luci che consentono di rappresentare i colori delle venti nazioni partecipanti al campionato.
The Catch, 2015
Vetroresina e acciaio
5 x 5 x 9 m
Twickenham Stadium, London
Millennium Stadium, Cardiff
The Catch, 2015
Vetroresina e acciaio
5 x 5 x 9 m
Twickenham Stadium, London
Millennium Stadium, Cardiff
The Catch, 2015
Vetroresina e acciaio
5 x 5 x 9 m
Twickenham Stadium, London
Millennium Stadium, Cardiff
The Catch, 2015
Vetroresina e acciaio
5 x 5 x 9 m
Twickenham Stadium, London
Millennium Stadium, Cardiff
The Catch, 2015
Vetroresina e acciaio
5 x 5 x 9 m
Twickenham Stadium, London
Millennium Stadium, Cardiff

Unstoppable Spirit 2015
Milano Design Week, P.zza Gae Aulenti, Milano

Unstoppable Spirit I, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
P.zza Gae Aulenti, Milano
Unstoppable Spirit I, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
P.zza Gae Aulenti Milano
Unstoppable Spirit I, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
P.zza Gae Aulenti, Milano

Unstoppable Spirit 2014

Unstoppable Spirit I, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
Royal Festival Hall, Londra
Unstoppable Spirit I, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
Royal Festival Hall, Londra
Unstoppable Spirit II, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
Royal Festival Hall, Londra
Unstoppable Spirit II, 2014
Vetroresina e acciaio
7 x 7 x 7 m
Royal Festival Hall, Londra

IL FIORE 2010

È un’opera innovativa, pluriespressiva, presentata nei giardini dello Spazio Thetis all’interno dell’Arsenale di Venezia durante la Biennale di architettura del 2010 nella rassegna collaterale Culture-Nature. L’installazione si relaziona alla natura nel suo connubio con la cultura aggiornando i concetti di paesaggio, agricoltura, energia, design ed ecocompatibilità. Forme, materiali, linee, segni si presentano complementari e opposti: vetro, legno, acciaio raccontano il pianeta costruito dall’uomo in contrasto o in intesa con l’ambiente. Un elemento centrale verticale, che sorge dal terreno, porta il segno di un “bocciolo” color giallo, fulcro del nettare attorno a cui prendono forma i petali. I riflessi della luce sull’acciaio negli angoli e nelle superfici creano una miriade di sfaccettature luminose diffuse tutt’attorno all’opera. Il legno interpreta la struttura a onda che sale e scende in un gioco fatto di movenze fluide, continue. La forma del vetro, con le sue trasparenze, ritaglia piccoli squarci visivi per lo spettatore immerso nella scultura e nel parco circostante. Una serie di LED permettono all’opera di illuminarsi e continuare a dialogare con il cielo della notte.
Il Fiore, 2010
Acciaio inox, legno, vetro, cemento e fibre
ottiche 350 x 340 x 470 cm
Spazio Thetis, Arsenale Nuovo, Venezia
Il Fiore, 2010
Acciaio inox, legno, vetro, cemento e fibre
ottiche 350 x 340 x 470 cm
Spazio Thetis, Arsenale Nuovo, Venezia
Il Fiore, 2010
Acciaio inox, legno, vetro, cemento e fibre
ottiche 350 x 340 x 470 cm
Spazio Thetis, Arsenale Nuovo, Venezia
Il Fiore, 2010
Acciaio inox, legno, vetro, cemento e fibre
ottiche 350 x 340 x 470 cm
Spazio Thetis, Arsenale Nuovo, Venezia
Il Fiore, 2010
Acciaio inox, legno, vetro, cemento e fibre
ottiche 350 x 340 x 470 cm
Spazio Thetis, Arsenale Nuovo, Venezia

11 Totems
2007
Ubud, Bali

Installazione multipla esposta a Bali nei giardini del Gaya Art Space, canalizza i significati simbolici legati alla religione e ai rituali della tradizione culturale del luogo, e richiama le torri di Babele, la verticalità e la forza della vitalità. Per dare corpo e vita ai Totem, Mustica si confronta con la storia del luogo, il contesto, lo stile di vita delle persone che lo abitano. La numerologia ha una sua ragione d’essere legata a queste 11 entità: 6 metri di altezza per i 9 aspetti di Dio, altri 2 per la Terra e il vuoto, ciascuno composto da 33 livelli per i 33 milioni di divinità presenti nel Pantheon dei Veda Indù. In questa cultura i colori e i materiali riciclati presenti nell’opera rappresentano una moltitudine di significati: il vetro la trasparenza, l’acqua la vita, il bambù la flessibilità, il legno la terra, i fiori il profumo, i tessuti i colori, il ferro la forza, la ceramica bianca la completezza, la ceramica colorata la diversità, le foglie di cocco la natura, la pietra la memoria della terra. All’interno della galleria è ospitata la collezione di dipinti. Nelle opere Rejang Dance e Legong Dancer Mustica ha creato due tele fulgenti che rendono omaggio ai movimenti dei ballerini balinesi, raffigurando la natura ritmica e ripetitiva delle loro azioni e dei gesti espressivi delle loro mani.


Nino Mustica (Adrano, 26 Agosto 1946 - Milano, 16 Gennaio 2018)

Artista di origine siciliana, Nino Mustica nasce ad Adrano, in provincia di Catania, il 26 agosto 1946. La sua prima formazione avviene tra le mura domestiche, dove la madre gli trasmette la passione per la pittura e la musica e il padre ingegnere quella per il disegno e l’architettura.Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma, e prima ancora all’Istituto d’Arte di Catania, dove, ventunenne, vince la cattedra per l’insegnamento di Disegno dal vero ed Educazione visiva, un’attività che considera parte integrante della sua formazione. Viaggiatore curioso, approfondisce la conoscenza della storia dell’arte visitando i musei d’Europa e del mondo durante lunghi soggiorni nelle capitali del Nord, che ama definire una “lezione grafica”, e in quelle del Sud, una “lezione pittorica”. Tra i suoi maestri Giotto, “il primo artista astratto-cromatico della storia”, Piero della Francesca, “il primo concettuale, colui che per primo adotta una costruzione geometrico-matematica”, a seguire gli espressionisti tedeschi, Matisse, Klee e Kandinskij, dei quali studia tecnicamente alcuni particolari.
Tra le esperienze più significative del suo percorso i soggiorni a Londra e Copenhagen, all’inizio degli anni Settanta, e quello a New York, nei primi anni Ottanta. A Londra Mustica si immerge in una cultura libera e votata alla sperimentazione soprattutto nella musica, l’arte che considera più vicina allo spirituale e in grado di influenzare le altre forme espressive. Attraverso la musica, infatti, lascia la figurazione e approda all’astrazione. Nei suoi viaggi in Asia e in Africa trova una mediazione tra la cultura orientale e quella occidentale e il suo segno si fa calligrafico; a sud della Sicilia approfondisce l’intensità della luce e del colore.
Lascia definitivamente la sua terra nel 1986 per trasferirsi a Milano. Continua a insegnare all’Accademia di Belle Arti di Brera, poi a Budapest, all’Università di Belle Arti e ancora a Milano, al Politecnico. In seguito rinuncia a questa attività per dedicarsi completamente alla pittura, di cui sente maggiore l’urgenza: la sua ricerca si concentra soprattutto intorno alla possibilità di plasmare il colore, dando forma alla pittura. Nel 1994 la trasformazione del colore e delle sue emozioni sulla tela in “forme di colore” si rende concreta grazie un programma di computer grafica e modellazione 3D con cui inizia a elaborare la sua pittura, dando vita a un procedimento tuttora unico e del tutto personale. Il dipinto, realizzato con la tecnica tradizionale, viene rielaborato al computer e ridipinto, ottenendone una forma pittorica tridimensionale. In questo processo il passaggio dall’emozione del colore alla forma si esprime attraverso volumi astratti definendo il confine, la pelle di separazione di uno spazio creato virtualmente attraverso un processo di elaborazione del modello in un universo infinito senza gravità, astratto come il colore e il pensiero.
Le forme così ottenute possono essere tradotte in qualunque dimensione, fino all’architettura. Il discorso di Mustica è trasversale: la musica diventa astrazione cromatica, la pittura forma pittorica tridimensionale e quest’ultima architettura. Artista internazionale, il suo lavoro è apprezzato e studiato da pittori, scultori e architetti in tutto il mondo.
Nino Mustica muore a Milano il 16 Gennaio 2018




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